Arnica Montana Fiore Solare dei Riti Antichi: simbolo di rinascita e guarigione, questo fiore sacro alla Dea Freya proteggeva i raccolti, curava i corpi e risvegliava lo Spirito. Scopri la storia dimenticata dell’Arnica tra lupi, solstizi e fuoco, e perché ancora oggi è considerata un dono potente e raro della Natura. Un viaggio tra mito, magia e tradizione viva.
ARNICA MONTANA FIORE SOLARE DEI RITI ANTICHI
Cercando nella tradizione popolare, fra i vari nomi che venivano attribuiti all’Arnica vi è anche “pianta del lupo”, o Wolferlei (lupacchiotto); il motivo è legato al colore giallo degli occhi di questo splendido animale che ricordano il giallo dei fiori della pianta. Un tempo la figura del lupo veniva associata ai campi di grano e simboleggiava la forza vitale stessa del campo.
Il legame tra Arnica e la Dea Freya: fuoco, fertilità e protezione
Il lupo è un animale sacro, temuto e rispettato nelle tradizioni pagane per la sua forza e per la sua resistenza; è anche un animale legato alla fertilità, all’abbondanza, perché se il clima dell’anno è favorevole, allora le sue cucciolate sono numerose, forti e sane. Temuto e rispettato, il lupo è un animale sacro alla dea norrena Freya; la stessa che si occupa di vegliare sulle messi, sulla fertilità della terra e dei popoli.


Il giallo degli occhi del lupo venne collegato nell’antichità al giallo del fiore dell’Arnica montana
Se lo spirito forte del lupo lasciava il campo, il grano seccava o non dava frutti. Per evitare una tale nefasta situazione, i contadini, nella notte di San Giovanni, disseminavano il perimetro del campo con fiori di arnica. Secondo le credenze norrene, questa pratica evitava che lo spirito del lupo, e quindi la sua forza, lasciasse l’area coltivata; in questo modo il raccolto sarebbe stato abbondante e garantito.
Non appena l’ultima spiga di grano veniva tagliata, lo spirito del lupo si rifugiava nell’ultimo covone e questo veniva poi omaggiato e ringraziato, portandolo in giro per il villaggio in una grande festa.
Riti solari e spirito del lupo: i fiori che parlano alla terra
Insieme alla felce e all’iperico, l’arnica è una delle piante protagoniste della festa per il Solstizio d’estate; la festa era dedicata alla dea della bellezza, della fertilità e della rinascita, ovvero Freya.


Tipico bosco di conifere dove sovente si trova l’Arnica montana
Era questa una figura mitologica bellissima, che si presentava a bordo di un carro trainato da due grossi felini. Le piante sacre alla dea, fra le quali anche l’Arnica montana, venivano raccolte e offerte in dono; se raccolte nella Notte di San Giovanni e poi essiccate e bruciate durante i temporali estivi, esse riescono ad influenzare gli elementi atmosferici, placando le tempeste. In questo modo si riuscivano a scongiurare i danni alle coltivazioni.
La dea Freya è una figura che può ricordare l’Afrodite ellenica, per la sua bellezza e la sua dedizione alle pratiche amorose; il giorno a lei dedicato fra i popoli nordici è infatti il giorno di Venerdì, (in tedesco Freytag), il giorno di Venere per i romani, o Afrodite per i greci, appunto. L’Arnica è una pianta strettamente legata all’elemento “fuoco“, alla rinascita del Sole e della vitalità amorosa primaverile. La cura risiede nel controllo di tale forza.
Le fiere e in particolare i felini come la lince selvatica, sono il simbolo per eccellenza di tale forza vitale e non a caso, sono gli animali prediletti dalla Dea norrena.


Due linci, animali sacri a Freya.
In tutto questo, l’Arnica montana diventa un simbolo di vitalità; a livello sottile l’Arnica agisce come un fuoco che brucia i ristagni energetici umidi delle patologie reumatiche e febbrili ed è per questo che può risultare estremamente irritante se entra a contatto con gli organi interni, o con ferite aperte.
L’Arnica contiene in sé la forza dello Spirito solare, quello stesso spirito che gli antichi riconoscevano nella tempra delle fiere selvatiche come il lupo, o le linci di Freya.
Una forza che va necessariamente saputa controllare, affinché la guarigione sia balsamo e rigenerazione; nulla di ciò che la Natura dispone può essere utilizzato con superficialità e mancanza di conoscenza e in questo gli antichi erano maestri, perché in essi la Natura era radicata quotidianamente, nel vivere comune.
Da qui i consueti atti di rispetto e umiltà nel condurre anche le più semplici pratiche di raccolta e preparazione di piante ed erbe salvifiche come l’Arnica montana. La consapevolezza che l’Arnica è un dono prezioso e ormai sempre più raro, un tempo era molto più piena e diffusa di quanto lo è oggi.
Non è un caso che la preparazione tradizionale dell’olio d’arnica che serve per alleviare sintomi reumatici, o assorbire ematomi a seguito di cadute, avvenga come per l’iperico, esponendo i fiori raccolti a macerare al sole; i fiaschi di vetro esposti ad est sui balconi delle vecchie baite di montagna, per lo più contengono fiori di Iperico o di Arnica.
La raccolta dell’Arnica nei pascoli ombrosi sotto i larici, o nelle radure a ridosso dei margini freschi d’abete rosso, impongono un viaggio di ricerca particolare in quei luoghi dove dall’alba dei tempi, gli spiriti della Natura accompagnano il Rito Tradizionale rivolto alla guarigione mediante l’utilizzo dei doni della Natura.
Guarigione sottile e rispetto antico: il vero potere dell’Arnica


Fiori gialli di Arnica montana
Il fiore dell’Arnica è come gli occhi delle fiere selvatiche, o come la Luce dei Solstizi primaverili, o come il fuoco che vivifica e purifica dalle febbri e dai melanconici e umidi umori; gli antichi sapevano leggere il beneficio di questa pianta e ne conoscevano il potere. A noi, oggi, il compito di riavvicinarci a una lingua silenziosa e potente che sa guarire l’anima e il corpo attraverso un fiore che profuma di Sole.
F.A.Q. Le mie domande:
Perché l’Arnica montana è legata alla Dea Freya?
L’Arnica montana è sacra a Freya, dea della fertilità e del Solstizio. Era usata nei riti per proteggere i raccolti e attivare la rinascita stagionale. Freya, associata alla primavera e alla vitalità sessuale, riceveva offerte floreali come Arnica, Felce e Iperico, che venivano bruciati nei riti per purificare e fecondare la terra.
Qual è il significato della Notte di San Giovanni per le piante sacre?
È il momento più potente dell’anno per raccoglierle: il Sole è al culmine e i mondi spirituali si connettono alla materia. Dal 23 al 24 giugno, la luce solare potenzia i principi attivi delle erbe. La tradizione afferma che in questa notte le piante acquisiscono proprietà curative superiori, se raccolte con intenzione e rispetto.
Perché l’Arnica montana è associata a lupi, linci e fiere sacre?
Il giallo del fiore richiama gli occhi dorati delle fiere sacre a Freya, simbolo di forza e fertilità.
L’Arnica era ritenuta capace di custodire lo “spirito del lupo”, essenza selvatica e protettrice dei campi. Usata nei riti, aiutava a mantenere viva l’energia vitale della terra.
L’Arnica montana è davvero utile contro febbri e infiammazioni?
Sì, ma solo per uso esterno: il suo “fuoco solare” scioglie l’umidità interna e riduce l’infiammazione. Agisce simbolicamente come fuoco che brucia i ristagni. Per questo è efficace contro dolori reumatici e traumi, ma l’uso interno è tossico e controindicato.
Bibliografia e fonti
Articolo estratto dal libro “Storie Selvatiche di Maghi Streghe e Piante medicinali”
– elena gozzer
Ti è piaciuto questo viaggio nel mondo dell’Arnica e dei Riti Antichi?
Lascia un commento qui sotto: raccontaci la tua esperienza con le Erbe e le piante Mediche Officinali.
Condividi questo articolo sui tuoi social per aiutare anche i tuoi amici a riscoprire la forza della Natura.
Taggaci nei tuoi post: vogliamo vedere come vivi il tuo percorso del Benessere!
La tua condivisione può ispirare e aiutare gli altri. Insieme, possiamo far rifiorire la saggezza naturale.

0 commenti