Il Segreto Geniale delle Piante Autotrofe

Il Segreto Geniale delle Piante Autotrofe

Il Segreto Geniale delle Piante Autotrofe: non camminano, ma conquistano. Non parlano, ma comunicano. Scopri come si nutrono, respirano, crescono all’infinito e rigenerano ogni parte di sé. Un viaggio nella saggezza verde che sfida le leggi dell’evoluzione e ispira l’autodeterminazione.

IL SEGRETO GENIALE DELLE PIANTE AUTOTROFE

Le Piante non hanno bisogno di muoversi per nutrirsi, perché la nutrizione autotrofa permette di assimilare il necessario per vivere senza mettere in atto spostamenti. Questa forma di adattamento rende le Piante fra gli esseri più evoluti del Pianeta Terra!

L’intelligenza del non muoversi

Prova a pensarci: le Piante con la fotosintesi clorofilliana si creano il cibo da sole, non hanno bisogno di spostarsi e nutrono tutto il Pianeta con ciò che loro scartano dal processo fotosintetico. E’ fantastico, no?! E queste sono solo alcune caratteristiche che rendono il mondo vegetale incredibilmente intelligente ed evoluto!

Le Piante racchiudono in sé la memoria più antica e saggia del Pianeta. Ecco perché è bene conoscerle, osservarle e prendere esempio.

Bisogna però specificare una cosa: in realtà non è vero che le piante “non si muovono”; una pianta nel corso della sua crescita compie dei movimenti lenti, impercettibili all’occhio umano, ma molto significativi dal punto di vista funzionale e fisiologico.

Il movimento silenzioso delle Piante

Una pianta si muove crescendo, cercando la luce solare visibile, cercando appigli e/o appoggi per permetterne una crescita più stabile, e così via. L’aspetto importante è però dovuto alla distribuzione abbastanza omogenea nell’ambiente del nutrimento delle Piante; questo rende inutili gli spostamenti di più ampia portata, come quelli che invece devono compiere gli organismi appartenenti al Regno Animale, compreso l’uomo.

antichi saggi

Bosco di alberi secolari

Le Piante, dunque, rimangono quasi immobili e per nutrirsi si limitano a predisporre per l’ingresso dei nutrienti, di metri quadrati di foglie e chilometri di radici; tramite foglie e radici avviene infatti la nutrizione delle Piante, ma la Pianta non insegue l’anidride carbonica; è infatti l’anidride carbonica che arriva alla Pianta spinta da un fenomeno chiamato diffusione.

Nutrizione passiva e maestria radicale

La DIFFUSIONE è un movimento molecolare che procede spontaneamente da zone più affollate (o a più alta densità), a zone meno affollate (o a più bassa densità). Quindi, si è detto che la Pianta si nutre attraverso le foglie e attraverso le radici; ma che cosa avviene in una foglia durante la diffusione?

Il principio della diffusione molecolare

Accade che l’anidride carbonica è presente nella foglia in densità minore durante le ore di piena luce solare, mentre si accumula nella foglia in densità maggiore durante le ore notturne; è necessario tener sempre presente che la densità di molecole di una determinata sostanza all’interno della foglia è sempre da mettere in relazione con la densità di tale sostanza nell’aria esterna alla foglia.

Occorre, insomma, fare sempre un ragionamento di raffronto (situazione interna ai tessuti della foglia e situazione esterna ai tessuti della foglia).

Se le molecole di anidride carbonica sono presenti nelle foglie in densità maggiore (rispetto all’ambiente esterno) durante la notte, significa che in quelle ore il processo di nutrizione rallenta; mentre se le molecole di anidride carbonica sono presenti in densità minore all’interno della foglia, rispetto all’ambiente esterno ad essa, significa che il processo di nutrizione attraverso il fenomeno di diffusione, aumenta durante le ore diurne.

Ciò significa che la Pianta si nutre in prevalenza durante il giorno, mentre si limita a traspirare più lentamente durante le ore notturne.

Le ore del giorno guidano la nutrizione

L’aspetto affascinante di questo processo è che la Pianta non fa assolutamente nulla per “risucchiare” anidride carbonica, perché la diffusione (o scambio gassoso interno/esterno alla foglia) è del tutto spontanea; c’è da aggiungere anche che basta che la Pianta “consumi più anidride carbonica” durante il giorno, e l’anidride carbonica “accorre” per nutrire la pianta. E’ geniale!!!

Foglia

Epidermide di una latifoglia

Le Piante non sono affatto esseri inattivi: la loro nutrizione passiva è in realtà un esempio straordinario di efficienza e intelligenza evolutiva.

Il rifornimento di anidride carbonica risulta sufficiente solo se c’è una apparato fogliare e radicale abbastanza esteso da poter rifornire tutti i tessuti vivi della pianta e tutte le loro funzioni. Insomma, la superficie attraverso la quale la Pianta si nutre di anidride carbonica, deve essere abbastanza ampia, altrimenti la Pianta muore.

Il principio da tenere presente è il seguente:

la DIFFUSIONE di qualunque tipo di sostanza è tanto più veloce ed efficiente, quanto più ampia è la superficie attraverso la quale le molecole possono diffondere.

Superficie vitale: il criterio dell’efficienza

Ed ecco spiegato il motivo per il quale le piante sviluppano ampie superfici di foglie e di radici; il fine è quello di accelerare e ottimizzare gli scambi molecolari.

Questo scambio attraverso estese superfici avviene anche negli organismi animali, ovviamente; pensiamo all’intestino, ai polmoni, alle branchie nei pesci, ad esempio, ma nel caso del Regno Animale, tali superfici sono nascoste negli organi interni per motivi aerodinamici (dati dalla necessità di movimento), mentre nelle Piante queste si protendono liberamente all’esterno.

Scambi tra regni: ciò che ci accomuna alle Piante

Nel caso del Regno Animale, l’organo esterno che attua uno scambio diretto con l’ambiente circostante è la pelle; in questo assomigliamo alle Piante. Infatti non è un caso che la superficie esterna della foglia è detta epidermide (dal latino epidèrmis = pelle).

In sintesi: in un organismo animale la ricerca del cibo è legata al movimento, mentre in un organismo vegetale questo avviene tramite l’espansione di sempre nuove superfici, sia verso l’atmosfera (tronco, rami e foglie) che verso il terreno (radici).

Spingendosi un po’ oltre nel ragionamento si potrebbe affermare che la crescita delle Piante equivale allo spostamento degli animali.

Una distinzione importante è quella che vede l’aumento costante delle dimensioni di una pianta perenne nel tempo, mentre nell’organismo animale, la crescita avviene solo per il primo periodo di vita e poi si arresta. Una pianta perenne non smette mai di crescere; potenzialmente è eterna e si potrebbe espandere all’infinito, se non intervenissero limiti ambientali.

Accrescimento indefinito: la via dell’immortalità

Si può dire che le Piante hanno davvero trovato il segreto dell’immortalità.

Radici

Apparato radicale superficiale

Una crescita che non si arresta entro un tempo definito si dà il nome di ACCRESCIMENTO INDEFINITO.

Un’altra differenza interessante fra Regno Vegetale e Regno animale è data da come vengono gestite le “cellule morte”, ovvero le cellule di scarto dei processi fisiologici; le Piante conservano tutto, anche i tessuti morti, mentre gli animali eliminano costantemente il tessuto che non è più vitale.

L’aumento di massa e di dimensioni di un albero è dovuto quasi interamente all’accumulo di cellule morte nel legno.

Le Piante sono organismi autodeterminati

Che cosa significa che le piante sono organismi autodeterminati? Significa che le Piante hanno compreso bene come rendersi il più autonome possibile in merito alle esigenze vitali, sono esseri autotrofi mica per niente!! Rispetto agli animali che sono costretti ad agire in un modo spesso repentino se si vogliono procurare il cibo (eterotrofismo dei predatori), le Piante si limitano ad espandersi lentamente nello spazio.

Lo scatto fulmineo di un predatore richiede necessariamente una coordinazione rapida e precisa tra organi di senso, muscoli, apparato respiratorio e circolatorio ecc…

Il corpo animale e la dipendenza dai sistemi

Il tutto viene realizzato attraverso il sistema nervoso e il sistema endocrino; il primo trasmette impulsi elettrici velocissimi; il secondo produce messaggi chimici (ormoni) che viaggiano nel sangue molto più lentamente. Ogni ormone viene prodotto da una particolare ghiandola e stimola una ben precisa funzione dell’organismo.

Sistema nervoso e sistema endocrino sono strettamente collegati; l’uno agisce in funzione dell’altro. La maggior parte delle ghiandole endocrine che producono ormoni sono sottoposte al controllo di una ghiandola “direttrice” chiamata IPOFISI, la quale è a sua volta controllata dal SISTEMA NERVOSO CENTRALE.

Ghepardi e zebre nella Savana

Prede e predatori si studiano a vicenda

Nelle Piante tutta questa coordinazione fra organi non serve, perché la loro vita autotrofa non esige risposte veloci a stimoli esterni; le Piante conducono vita lenta e ponderata, anche perché non hanno alcuna necessità di scattare per predare (anche se esiste un’eccezione per le piante dette “carnivore”, ma il processo è molto diverso da quello che avviene per gli animali.

Esiste tuttavia un coordinamento ormonale anche nelle Piante, ma è impostato in modo molto diverso rispetto al Regno Animale, perché manca di un controllo centrale. Ogni pianta è responsabile di sé stessa anche in questo e, nel contempo, è collegata con tutte le altre Piante attraverso l’apparato radicale.

Loro hanno un numero di ormoni molto più ridotto rispetto agli organismi animali, ma uno stesso ormone di una pianta influenza lo sviluppo dei tessuti di vari organi e in alcuni casi, anche di TUTTI GLI ORGANI. Non sono ormoni “specializzati” e questo li rende utili in uno specchio di azioni molto più ampio, rispetto agli ormoni di un organismo animale.

Ormoni vegetali e intelligenza diffusa

L’organizzazione vitale di una Pianta assomiglia molto a una “confederazione” con larghe autonomie regionali, anziché uno stato centralizzato. Nella filosofia vitale delle Piante, l’accentramento non esiste; è questo che le rende intelligenti, autodeterminate ed estremamente evolute

L’organizzazione confederale del mondo vegetale

Dalla rigida coordinazione animale, si distingue dunque la larga autonomia delle Piante. Ecco uno dei tanti motivi per conoscerle meglio ed amarle.

La coordinazione fra i vari organi è molto più elastica e lassa che negli organismi animali; proviamo a pensarci… se in un organismo animale si ferma il cuore, o un polmone, le probabilità che quell’organismo muoia è elevatissima, se non certa.

In una Pianta questo non accadrà mai, perché se anche le tagli un ramo, o la privi di una parte dell’apparato radicale, o del suo apparato fogliare, la Pianta riesce a innescare un meccanismo di rigenerazione efficientissimo; la morte è prevista solo se viene privata dei collegamenti fra la parte aerea e la parte radicale in modo drastico e irrimediabile, come il taglio della sezione del tronco.

Rigenerazione: quando la norma è il miracolo

La straordinaria capacità di rigenerazione delle Piante si manifesta nella possibilità di generare un intero organismo a partire da una sola gemma, un semplice rametto o una radice: ogni nuova struttura sarà parte integrante della pianta madre, da cui trae origine e identità.

Siamo abituati a dare per scontati certi fenomeni, ma se li osserviamo con attenzione, comprendiamo quanto siano straordinari: nel Regno Animale la rigenerazione di un arto è considerata impossibile, mentre per le Piante è una norma. Questo ci ricorda quanto il mondo vegetale abbia da insegnarci. La loro organizzazione, libera da vincoli gerarchici, è solo uno dei tanti esempi della loro intelligenza evolutiva.

F.A.Q. Le mie domande

  • Che cos’è la nutrizione autotrofa?
    La nutrizione autotrofa è un tipo di nutrizione in cui un organismo è in grado di produrre da solo il proprio cibo, a partire da sostanze inorganiche semplici, come acqua, anidride carbonica e sali minerali, senza dover consumare altri esseri viventi.
  • Da dove deriva la parola “autotrofo”?
    La parola autotrofa deriva dal greco: “auto” = da sé “trofos” = che nutre
  • Quali sono le principali caratteristiche che distinguono un organismo vegetale da una organismo animale?
    Le piante sono autonome nella nutrizione, possiedono clorofilla e sono strutturalmente adatte a vivere ancorate al suolo. Gli animali dipendono da altre fonti di cibo, hanno un sistema nervoso, si muovono attivamente e sono più reattivi agli stimoli ambientali.
  • Le piante sono davvero immobili?
    Le piante non camminano, ma non sono affatto immobili. Si muovono, percepiscono, reagiscono, interagiscono con l’ambiente e persino comunicano, solo in modo diverso da quello animale. La loro immobilità è un’illusione antropocentrica: chi guarda con attenzione scopre un mondo in continuo movimento.

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Straordinario Studio delle Piante la Botanica

Straordinario Studio delle Piante la Botanica

Straordinario Studio delle Piante la Botanica: scopri la scienza meravigliosa che svela l’intelligenza, la forma e la vita segreta del Regno Vegetale. La Botanica è molto più di una scienza: è la chiave per comprendere l’intelligenza nascosta della Natura. Fa parte delle scienze biologiche, accanto a discipline come la Biochimica e la Tassonomia, ma si distingue per il suo oggetto di studio unico: la Pianta, creatura viva, vibrante, e fondamentale per l’equilibrio del pianeta.

STRAORDINARIO STUDIO DELLE PIANTE LA BOTANICA GENERALE E SISTEMICA

La Botanica Generale studia l’anatomia e la fisiologia della pianta, cioè la sua struttura a tutti i livelli di grandezza (macro e micro) e il suo funzionamento; questi due aspetti vengono presi in considerazione integrandoli il più possibile l’uno con l’altro, mentre la Botanica Sistemica studia i principi di classificazione del regno vegetale e le caratteristiche dei singoli gruppi.

illustrazione botanica di specie erbacee

illustrazione botanica di specie erbacee

I contributi della Botanica alla Scienza

Lo studio della botanica ha dato grande contributo alla scienza e in passato era una disciplina priovilegiata da intellettuali colti e personaggi  di scienza illustri. Uno di questi fu il poeta e drammaturgo Johann Wolfgang Von Goethe (1749 – 1832) che oltre ad essere l’autore di innumerevoli scritti fra i quali il Faust e il famoso romanzo “I dolori del giovane Werther”, elaborò una teoria generale della forma delle piante e fu il precursore dell’attuale scienza botanica.

Un altro illustre e importantissimo studioso e botanico dell’ Ottocento fu lo svedese Carl Nilsson Linnaeus (1707 – 1778) conosciuto come Linneo, che inventò la nomenclatura binomia delle specie viventi, ancora oggi comunemente usata.

Il botanico inglese John Ray (1627 – 1705) propose un sistema di classificazione naturale delle piante; è basato sulla considerazione simultanea di molti caratteri.

Scienziati come Joseph Priestley, Horace Bénédict de Saussure , Jan Ingenhousz e Jean Senebier posero le basi della conoscenza dei gas atmosferici proprio dopo aver studiato la capacità delle piante di purificare l’aria viziata dalla respirazione animale. Dal loro lavoro sperimentale uscì la scoperta della fotosintesi, dell’ossigeno e dell’ anidride carbonica. Il processo di fotosintesi è strettamente legato alle piante, ma ciò che concerne l’ossigeno e l’aninidride carbonica va molto al di là del mondo vegetale e della botanica in senso stretto. In particolare, lo studio dei gas atmosferici ha aperto le porte alla chimica moderna ed ha chiuso l’epoca degli alchimisti.

alchimista con alambicco

Alchimista con alambicco 

Il francese Henri Dutrochet ed i tedeschi Moritz Traube e Wilhelm Pfeffer furono i primi ad effettuare studi sulla pressione osmotica, grazie al loro studio su come le cellule vegetali assorbono l’acqua.

Un altro contributo importantissimo alla chimica-fisica fu dato dal botanico inglese Robert Brown che nel 1827, osservando le cellule vegetali e la pressione osmotica, scoprì il movimento disordinato delle molecole. Questi movimenti sono dovuti all’agitazione termica delle molecole del liquido in cui sono sospese le particelle e, in suo onore, furono chiamati moti browniani. I moti browniani vennero ripresi da Albert Einstein molto tempo dopo.

Il botanico russo Mikhail Tsvet (Tswett), all’inizio del ‘900 inventò una nuova tecnica per separare i pigmenti (colorati) delle foglie, utilizzando una colonna formata da un tubo di vetro contenente zucchero in polvere; Tswett vi versò un estratto di foglie macinate. Il solvente organico colava lungo la colonna, mentre lo zucchero tratteneva i pigmenti nella parte alta. Successivamente veniva versato nuovo solvente ed i pigmenti trattenuti dallo zucchero venivano trascinati lungo la colonna; in tal modo si separavano varie bande pigmentate di colore verde, giallo, arancione. Tswett chiamò questa procedura cromatografia (dal greco chroma – colore). In tal modo, un botanico contribuì allo sviluppo di un metodo di analisi chimica. Oggi esiste una rivista interamente dedicata alla cromatografia; il Journal of Chromatography.

Anche la teoria cellulare è stata formulata da un botanico Matthias Jakob Schleiden nel 1839, insieme a un zoologo (Schwann),entrambi tedeschi. Tuttavia pare che l’idea originaria fu di Schleiden, il botanico. La teoria cellulare afferma che tutti gli esseri viventi hanno un’organizzazione cellulare, ovvero che sono formati da cellule.

E infine, non si può omettere di ricordare l’Abate Gregor Mendel il fondatore della genetica moderna, anch’egli botanico. Le famose Leggi di Mendel sulla trasmissione dei caratteri sono state dedotte da esperimenti fatti in gran parte con piante, in particolare con piselli verdi e gialli, lisci e rugosi. Anche il concetto di mutazione è stato introdotto per la prima volta da un botanico olandese, de Vries, all’inizio del ‘900.

La specializzazione scientifica oggi e l’incomunicabilità interdisciplinare

In epoca più recente, la pratica oramai consolidata della specializzazione scientifica e la ricerca che avviene a “compartimenti stagni” ha impedito che la botanica continuasse il suo contributo ad altre discipline scientifiche. Questo è un problema che riguarda la ricerca scientifica in qualsiasi ambito accademico e sperimentale. L’incomunicabilità fra le diverse discipline scientifiche è stata creata dalla ricerca finalizzata per scopi commerciali e questo ha fatto sì che si perdesse di vista il fine primario della vera Scienza, ovvero andare oltre a ciò che è comunemente conosciuto al fine di ampliare le conoscenze della natura e della specie umana.

cellule vegetali

Tessuto vegetale al microscopio; le cellule

Stefano Mancuso e La neurobiologia vegetale

Rispetto a quanto detto poc’anzi, pare ci sia attualmente un’inversione di tendenza nel campo proprio della botanica e della biologia vegetale, in particolare per ciò che riguarda la neurobiologia vegetale. Fra i botanici più illustri e contemporanei che si occupano di questa disciplina c’è il fondatore Stefano Mancuso che ha scritto diversi libri. Mancuso insegna arboricoltura presso l’Università di Firenze e sempre a Firenze ha fondato il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale. Anche Mancuso spiega bene come le piante hanno una “filosofia di vita” molto diversa ripetto a quella del mondo animale.

La filosofia delle Piante

Per comprendere come le Piante vivono e si relazionano con l’Ambiente che le ospita, è utile fare un paragone con il mondo animale del quale noi uomini e donne facciamo parte; tuttavia, più si va indietro nelle fasi evolutive di questi due gruppi (vegetale e animale), più le differenze pare che sfumino in un unico regno primordiale. Per intenderci, un’ alga e un corallo sono molto più simili fra loro di una margherita e un leone, se non altro perché entrambi sono immobili. Ma c’è una differenza che distingue il mondo animale da quello vegetale, pare, fin dagli albori dell’evoluzione e questa è il modo di nutrirsi.

Autotrofi ed Eterotrofi

Tutti gli esseri viventi sono fatti in prevalenza da molecole organiche (grassi, proteine, zuccheri…) costituite da numerosi atomi di Carbonio legati chimicamente, in modo da formare catene più o meno lunghe. Queste catene di molecole di Carbonio vengono dette anche scheletro organico al quale si legano altri atomi di altri elementi. Gli esseri viventi fabbricano le molecole organiche che costituiscono il loro corpo, partendo dalle molecole contenute negli alimenti. In alcuni casi, le molecole degli alimenti sono simili a quelle dell’organismo, in altri no.

La fabbricazione di molecole organiche complesse, partendo da molecole semplici prende il nome di sintesi molecolare. E fin quei tutti gli esseri viventi si comportano allo stesso modo; le cose cambiano quando si prendono in considerazione le molecole di partenza delle quali si nutrono determinati esseri viventi come le piante. Animali, funghi e batteri devono necessariamente partire da molecole organiche (poche e semplici, o numerose e complesse, a seconda del tipo di essere vivente), ma per le piante questo cambia.

Le piante sono uniche in questo, fra gli esseri viventi; non hanno bisogno di molecole organiche per nutrirsi. Le piante si nutrono infatti di acqua, anidride carbonica e alcuni ioni inorganici che prendono dall’ambiente (sali minerali). Le piante acquatiche recuperano dall’acqua tutti questi nutrienti, le piante di terra li prendono dall’aria (anidride carbonica) e dalla terra (acqua e ioni di sali minerali). Per trasformare queste sostanze inorganiche in sostanze organiche è richiesta molta energia ed il processo è detto organizzazione del carbonio.

Panda che si nutre di piante di bambù

Il panda è un animale eterotrofo

  • Si indicano con il nome di autotrofi (dal greco autòs – da sé – si nutrono da sé, senza bisogno di altri esseri viventi) gli organismi che si nutrono sostanzialmente unicamente di sostanze inorganiche (le piante, le alghe azzurre e alcune specie di batteri).
  • Si chiamano invece eterotrofi (dal greco eteros – altro – hanno bisogno di altri esseri viventi per nutrirsi) gli organismi viventi che si nutrono direttamente, o indirettamente di sostanza organica (funghi, batteri, animali).

La parola trofè deriva dal greco e significa nutrirsi.

La fotosintesi clorofilliana

L’energia che usano le piante per organicare è quella che viene dalla luce del sole, o meglio solo dalla luce visibile che viene dal sole. Questa è stata una scelta obbligata per le piante; nessun altra fonte di energia in Natura è altrettanto abbondante, facile da trovare e potenzialmente inesauribile. In questo le piante sono anni luce (appunto) avanti rispetto al regno animale. Il processo di sintesi di sostanza inorganica in sostanza organica mediante l’uso della luce prende il nome di fotosintesi

Spore di felce

Le spore di una felce

di seguito l’equazione chimica del processo di organicazione della sostanza inorganica in sostanza organica mediante l’energia della luce solare, da parte delle piante: 

6CO2 + 6H20 + (energia) → C6H12O6 + 6O2

L’anidride carbonica + acqua + energia dalla luce produce glucosio e ossigeno.

In realtà il glicosio non è l’unico prodotto organico che viene creato mediante la fotosintesi delle piante; partendo da poche molecole inorganiche, le piante sanno costruire (sintetizzare), più o meno direttamente, tutte le molecole, anche quelle molto grandi come le proteine e gli acidi nucleici, che le costituiscono. Ovviamente questo diverso modo di nutrirsi rispetto al mondo animale, ha delle grossissime implicazioni; la componente del Pianeta Terra che “non è vivente” è costituita essenzialmente di sostanza inorganica. Rocce e gas dell’atmosfera sono inorganici. Tutti gli altri organismi hanno necessità di sostanza organica per nutrirsi e quindi dipendono dalle piante, in modo diretto (erbivori), o indiretto (carnivori).

F.A.Q. Le Mie Domande

  • Che cos’è la Botanica? La Botanica è conosciuta anche con il nome di Fitologia;
    si tratta di una disciplina di studio che deriva dalla Biologia; si occupa dello studio di esseri viventi specifici, ovvero le Piante. Lo studio della botanica implica la citologia, l’ istologia, l’ anatomia, la fisiologia, la classificazione, l’ utilità e l’ ecologia delle Piante.
  • Come è suddiviso lo studio delle Piante mediante la Botanica?
    La Botanica si suddivide in due rami di studio: la Botanica generale e la Botanica sistematica. La prima studia l’anatomia e la fisiologia delle Piante, la seconda si occupa della classificazione sistematica del mondo vegetale.
  • Quali materie sono correlate alla Botanica generale?
    Le materie correlate a tali studi sono molteplici, ma si può dire che quelli principali sono la Chimica organica e la Biologia vegetale.
  • A che cosa serve la Botanica sitematica? Serve a circoscrivere i gruppi di appartenenza delle Piante per il loro riconoscimento e identificazione; per fare questo ci si avvale della tassonomia, ovvero di un sistema che si basa su regole di nomencaltura convenzionali.
  • Che cosa hanno di eccezionale le Piante rispetto a tutti gli altri esseri viventi?
    Sono fra gli esseri più antichi del Pianeta e soprattutto in termini trofici, sono fra i più evoluti. Infatti le piante sanno nutrirsi di sostanza inorganica (anidride carbonica, ioni di sali minerali, acqua) e trasmutarla grazie all’energia della luce solare visibile, in sostanza organica. Questo processo di sintesi molecolare è detto fotosintesi clorofilliana. Le piante sono organismi autotrofi, ovvero si producono il cibo da sole.

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